Perché nei periodi di crisi è più difficile trovare il personale

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12 gennaio 2021

 

Negli ultimi trent’anni siamo purtroppo passati da una crisi all’altra: dal crollo del sistema politico dovuto allo scandalo di Tangentopoli, al rischio di default  degli anni 90, per poi passare al disastro delle Torri Gemelle, la grande recessione del 2008 ed anni seguenti, il nuovo rischio di default che provocò l’arrivo del Governo Monti, la conseguente austerity, la Brexit ed infine il Covid-19. 

Tutto ciò che effetti ha avuto sul mercato del lavoro? 

I media continuano a snocciolare dati inerenti la percentuale di disoccupati, le difficoltà di un’intera generazione, i giovani, che non riesce ad inserirsi nel mondo del lavoro ed altre brutture più o meno condite con catastrofismi vari. Eppure…

Eppure nei periodi di crisi diventa ancor più difficile reperire personale qualificato e, a volte, è difficile persino trovare un operaio poco più che generico. Questo ovviamente non vale per tutte le zone del Paese, ma principalmente per il centro nord, ovvero la parte più industrializzata d’Italia. 

Qui da noi, in Romagna, alcune figure sono quasi introvabili e molti posti di lavoro rimangono a lungo vacanti od addirittura si assiste ad aziende che rinunciano a continuare una ricerca che si protrae da troppo tempo. 

Perché accade tutto ciò? Fermo restando che molte figure professionali non sono di facile reperibilità neppure in tempo di “pace”, durante i periodi di crisi il problema si acuisce notevolmente. La spiegazione è data da molteplici fattori: il primo corrisponde al noto proverbio: “Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa cosa lascia ma non sa cosa trova”, ovvero nei periodi di congiuntura sfavorevole le persone non cambiano lavoro se non per costrizione, ovvero quando l’azienda chiude o sta per farlo. 

Altro fattore determinante è costituito dagli ammortizzatori sociali che, sacrosanti da un lato, frenano dall’altro la ricerca di migliori opportunità. Ancora: la crisi viene utilizzata da coloro che sono meno “vocati” alle responsabilità ed all’impegno, costituendo un alibi per adagiarsi. 

È assolutamente comprensibile che una percentuale di persone si senta scoraggiata dalla difficile situazione, ma non è altrettanto assolutamente condivisibile un atteggiamento passivo in tal senso. 

Di più: i giovani che terminano la scuola e ritengono di non avere opportunità si iscrivono all’università per rinviare ad un momento migliore l’entrata nel mondo del lavoro: essi, nelle zone dove il benessere è più diffuso, sono in numero assai maggiore rispetto a coloro che sono costretti ad interrompere gli studi per motivi economici. 

Insomma, i motivi per i quali oggi è più difficile che mai reperire personale qualificato ma, ripeto, non solo, sono tanti e variegati. 

L’unica strada che hanno le aziende che fortunatamente hanno la necessità di ampliare il proprio organico o che invece sono costrette a sostituire qualcuno, magari per raggiunti limiti di età, è quella di rivolgersi ad uno specialista, ovvero una società di Ricerca e Selezione del Personale che, svolgendo unicamente questa attività, è dotata di risorse esclusive non disponibili per i non addetti i lavori. 

Inoltre avvalersi di un professionista del settore mette al riparo dal dover adottare soluzioni di ripiego che costringono ad assumere personale non adatto a ricoprire un determinato ruolo, con tutti i nessi e connessi del caso.

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